marzo-aprile 2018 alle ore 14.00

Categoria: Approfondiamo

IL PAZIENTE DIFFICILE. Incontriamoci e parliamone.

Assistiamo da qualche anno ad un trasformazione delle dinamiche psicoterapeuta-paziente: il terapeuta è piuttosto giovane e non sufficientemente “attrezzato” da esperienze culturali e di vita vissuta, il paziente è “difficile” in quanto gravemente traumatizzato e/o disturbato. Il terapeuta è poco sostenuto e tutelato dalle Istituzioni, il paziente, in balia di complesse vicissitudini esperienziali e cliniche, chiede un qualche aiuto ma è restio ad affidarsi.

Il progetto di vedersi e parlare insieme fa parte di quella che è stato definita “l’istituzione diffusa” , poco evidente perché senza mura asilari riconoscibili, ma rintracciabile nel territorio e nel tessuto sociale. E’ l’espressione della resilienza di molti terapeuti giovani e meno giovani che si organizzano per uno scambio teorico-clinico, ma anche una pratica collaborazione. (Valle 2014).

Parlare e discutere le esperienze emotive dello psicoterapeuta da parte di chi ha avuto modo di sedimentare un’esperienza sfaccettata può essere d’aiuto perché difficilmente tali vissuti vengono esplicitati, condivisi, discussi.

Abbiamo scelto temi dolorosi, purtroppo di grande attualità, affrontati da angolazioni diverse in tre articoli pubblicati sulla Rivista “Psicoterapia psicoanalitica”, organo della SIPP Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica. Gli autori sono soci ordinari della SIPP.

“La paura dell’analista: il non-detto nella stanza di analisi” di Roberta Russo riguarda il caso di una donna vittima di violenza e parte dalla domanda: cosa sta accadendo nel “qui ed ora” tra paziente e terapeuta? Il punto di vista è il vissuto della terapeuta, le sue paure sia per la paziente sia per se stessa nell’ambito di una psicoterapia nel privato.

Silvana Valle in “Da tracce olfattive traumatiche a tracce olfattive riparative” si chiede come lavorare e sopravvivere da terapeuta, avendo in carico una paziente “frammentata” abusata in giovanissima età, che pone fine alla terapia precocemente.

Antonella Convertini in “Danno e riparazione:clinica dell’abuso” ragiona attorno ai quesiti: con quali cautele ci si accosta al paziente traumatizzato durante l’infanzia?quali le possibilità riparative quando la violenza infrange i confini corporei di un bambina/bambino? Quale l’esperienza emotiva della terapeuta?

Ogni articolo verrà presentato dagli autori a distanza di circa un mese l’uno dall’altro, in modo da offrire un percorso di riflessione.

Gli incontri sono aperti a chiunque operi nel settore clinico o sia a contatto con situazioni esistenziali problematiche nella scuola ed in altre istituzioni.

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